
behind blue eyes
in quotes, self
no one knows what is like to be the bad man
to be the sad man
behind blue eyes
no one know what is like to be hated
to be fated to telling only lies
BUT MY dreams they aren't as empty
as my coscience seems to be
Sweeney Todd
in grandianalisiculturali
Quando uscì Charlie e la fabbrica di cioccolato di Tim Burton, a settembre del 2005, lo andai a vedere e ne scrissi un'entusiasta recensione. A distanza di tempo ho ridimensionato il mio giudizio. Diciamo che pur continuando ad apprezzare sia i costumi, che l’interpretazione di Johnny Depp, che i dialoghi asciutti ed ironici, che le caricature dei bambini, ho trovato il finale un po’ stucchevole, fuori luogo ed eccessivamente “stereotipo-tim-burton”. Insomma,il signor Wonka burtoniano comincia come un tipico eroe del regista per poi finire in un abisso di buonismo che proprio non gli si addice. Certo, la storia finisce bene, è un libro per l’infanzia. Però tutta questa retrospettiva sul passato, questa pesante legge del contrappasso dantesca (il cioccolataio che of course, da piccolo non poteva guardare i dolci nemmeno in fotografia e suo padre era un dentista maniaco), e questo diabetico finale allucinante senza capo né coda un po’ mi aveva lasciata perplessa. Insomma, ci sono un milione di modi per far finire un film o raccontare una storia, e se un regista non è convinto appieno di una storia può anche ritoccarla. Alla fine è tutto nelle sue mani. Quindi mi sembrava che il tipico personaggio burtoniano solitario, creativo e alle volte anche un po’ pervertito, si fosse sbiadito e zuccherato eccessivamente, forse un po’ per dare compiutezza alla sua figura. Ma il bello dei personaggi di Burton è proprio che non hanno compiutezza. Il Signor Wonka, invece, ospitando nella fabbrica non solo Charlie ma tutta la sua famiglia insieme con la loro schifosissima baracca (ma non era un po’ dandy questo Signor Wonka burtoniano?), ha chiuso il ciclo della sua infelicità, della sua stranezza, della sua solitudine, ha chiuso il suo cerchio esistenziale, e anche in maniera un po’ stupida.
Quindi, anche se non nell’immediato, avevo cominciato a ridimensionare Burton, pur trovando discreto la Sposa Cadavere. Discreto, sì, ma il retrogusto inspiegabile restava.
Due settimane fa sono per la prima volta andata al cinema da sola, a Milano, dietro Piazza Duomo. E ho visto Sweeney Todd. Sapevo che era un musical e a me i musical, come modalità espressiva, proprio, mi lasciano sempre un po’ perplessa. Fermo restando che quelli che ho visto, a parte HIGH SCHOOL MUSICAL (ok, l’ho visto, lo sto ammettendo pubblicamente, e ne ho anche cantata qualche canzone seguendo i sottotitoli), mi sono piaciuti. Non parliamo poi di Chicago. E mi piace anche l’opera lirica. Però boh, trovo sempre un po’ ridicolo che una persona al posto di parlare canti. Quindi inizio sempre la visione con una buona dose di scetticismo.
Ovviamente mi sono dovuta ricredere, altrimenti non starei qui a fare tutte queste premesse, of course =)
Intanto Burton è tornato al suo solito personaggio e non gli ha dato nessuna finitezza esistenziale. DEO GRATIAS! Una cosa che sembrerebbe irrilevante, e della quale su non ho parlato: sua moglie. Il ruolo della madre di Charlie era veramente tristissimo. E faceva pensare che la Helena Bonam Carter non riuscisse a fare di meglio che la darkettona. E poi la figura della darkettona, al ruolo di madre di Charlie, non c’entra proprio un emerito nulla. Certo, in Sweeney Todd effettivamente torna al suo tipico ruolo della darkettona, ma stavolta il personaggio stesso lo richiede e lei non è semplicemente depressissima. E’ anche briosa. Il che non è poco. E con le sue canzoni fa anche divertire.
Ma Johnny Depp? Io non pensavo cantasse. Invece quando intona Pretty Women arriva davvero a toni assurdi. E l’amore tra la figlia del Signor T (che invenzione geniale questo soprannome con il quale lo si sente chiamare dai suoi “amici”!) e il mozzo? Finisce uno schifo. La più scema di tutto il film, tra virgolette, questa ragazzina angelicata che canta cristallina insieme al suo uccellino embleticamente in gabbia, alla fine dice al suo amato, col quale è ovviamente scappata dopo una conoscenza del tutto astratta avvenuta per mezzo finestra, che ha paura che farà gli incubi per sempre. Che non si potrà mai svegliare da questo brutto sogno che è la vita. Oh Dieu. Un personaggio anti-favola, anti-film, anti-stereotipo. Ma che fine ha fatto il caro dolce bambino Charlie? Eccolo lì, super sfruttato da un barbiere di origine italiana che lo picchia a sangue quando le cose gli vanno male e lo nutre appena per la sopravvivenza. Eccolo lì che carica di alcol, ha imparato all’orfanotrofio, un bicchierino per andare a dormire. Perché lì nessun bambino aveva intenzione di addormentarsi. Carica di alcol ma quando scopre lo schifo-business messo in piedi da Mrs Lovett e il Signor T si incazza, e tanto. E quando, dopo la carneficina finale, di una cattiveria allucinante, lo spettatore, immerso fino al collo nel sangue, comincia moralmente a dire tra sé la violenza genera violenza e la vendetta non serve a nulla, chi chiude questo cerchio di squallore umano con l’ultima ignominia alla fine dell’abisso? Proprio il piccolo, dolce, indifeso, disgustato, Charlie. E’ lui che taglia l’ultima gola, proprio quella del Signor T. Perché a lui tutta questa violenza non piace, diamine. Simpaticissima la citazione di Hobbes, se gli uomini sono destinati a mangiarsi a vicenda, chi siamo noi per impedirlo, si dicono Mrs Lovett e il Signor T. Questo è proprio vero. E poi la canzone che parlava dei diversi tipi di carne che si possono ottenere dagli uomini… molto graffiante, molto spensierata, molto leggera, molto “rivolta dei poveri”.
Mi è piaciuto.
Ps Jayne Wisener è bellissima. E irlandese.

FREElove
in quotes, emo tive, métaphysique
i pensieri sono sempre gli stessi
in tormentoni, self
compenetrazioni iridescenti.
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sven nykvist.
how many roads must a man walk down before you call him a man?
compenetrazioni iridescenti.
sven nykvist.
universo blindato.
drilon.
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come si chiama?
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collassata.
dieta.
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only you.
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l'essenziale e' invisibile agli occhi.
non e' vero.
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cos'e' l'essenziale?
fotobox.
vogue.
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provini a contatto.
dieta.
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il signore degli anelli.
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dominante gialla.
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salve.
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venezia santa lucia.
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la mia testa is filled di junk these days.
A SILVIO
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peggio di ascoltare buddha bar
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