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Break this silence. Augh!

CAROPROCIONE è la collective di tutte le mie attività su internet. Se si riesce a decifrarlo si possono anche trovare tutti i miei links.

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*loading* click su questa pagina da ottobre 2003!! (???!!)


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Questa pagina.

Lo confesso. Ho copiato l'html dal mio sito. Era un po' troppo che effettivamente non ne scrivevo. Ho copiato da me stessa nel passato. Back to Future. Tristissimo!
Immagine trovata sul web, parole dalla sigla di Ranma 1/2. I soliti due font Greg's hand e Greg's other hand scaricati su dafont.com.

Valeria Farinella is registered trademark.(!!!)

 

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.SEATSareNot4Feet
La Rana Franklin
mare d'inverno

giovedì, luglio 31, 2008 15:57

Italiano, troppo italiano
in self, 2penny-anthropology

Tempo fa ero alla stazione di Villa San Giovanni per motivi veramente scoccianti.
C'era un francese che voleva partire per Roma. Ovviamente il francese sa qualche parola di inglese, ma l'addetto alla biglietteria no. Con molti sforzi, a gesti e a mezze parole in italiano, alla fine riesce a capire cosa vuole.

Gli prenota un eurostar che sta partendo, non gli sa spiegare dove deve andare, il treno in un minuto parte e questo tizio tutto spaesato domanda ancora cosa deve fare e dov'è il suo treno. L'addetto insiste a ripetergli il numero del binario, per fortuna passa una tizia e dice che sua nipote era su quel treno e che il treno è partito. Il malcapitato non capisce, l'addetto allora gli dice come con scherno che il treno era partito e non c'era più niente da fare. Quattro ragazzi circa miei coetanei in fila per il regionale lo scavalcano e ridono prendendolo vistosamente per il culo.

Allora lui chiede se qualcuno parla inglese. Tutti a ridere e a dire no, no, italiano e bbasta, allimite dialetto. Lui allora si innervosisce molto e dice piccato "YOU SHOULD BE ALL MORE POLITE!"

La situazione è al suo limite così desidero fare la mia splendida entrata. E con il mio accento che si finge profescional (e a lui tale deve sembrare, tanto il suo è veramente pessimo) gli spiego la situazione. E che purtroppo deve cambiare il biglietto. Per il giochetto dell'addetto deve pagare altri soldi per il cambio di prenotazione. Per l'eurostar costa di più. Ma lui l'ha vista come una cosa ineluttabile. Si è tranquillizzato, mi ha sorriso. E se n'è andato bello contento a sedersi e ad aspettare il treno dopo.

Riconosco che ciò che gli ha fatto l'addetto non è giusto. E neanche quello che hanno fatto i ragazzi. Io mi sono solo limitata a fare l'interprete, non ho detto a nessuno niente. Ma la mia vena polemica, effettivamente, non è più quella di un tempo. O meglio, si è un po' “astratta”, polemizzo su questioni morali, culturali e politiche, non per la strada, non quando davvero servirebbe. Certe volte forse ho un atteggiamento troppo elitario, troppo “laissez-faire”, troppo distaccato e ironico. Anni fa avrei prima insultato tutti. Anzi, forse anni fa non avrei aspettato che la situazione fosse al suo limite. Non so se è un bene o un male, forse sono stata più riflessiva e ho aspettato di vedere le cose precisamente.

Ma ciò che conta è che forse tutti gli attori di questa scenetta di cui è stato protagonista il povero francese sono Italiani, troppo Italiani. Me compresa. Avevo iniziato il post per denunciare questi analfabeti. Ho finito per essere anche giudice di me stessa. Giustamente, con ogni probabilità.

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domenica, luglio 27, 2008 13:24

Visto dal-vero?
in métaphysique, grandianalisiculturali

I nostri occhi funzionano per piani successivi. E un piano deve per forza essere messo a fuoco, a parte nei casi in cui si hanno problemi di vista o ci si riesce ad alienare dal sensibile nella coscienza.

Anche la fotografia, o meglio, le lenti dell'ottica. Ma con un semplice diaframma “chiuso” tutti i piani si presentano nitidi. Non nel mirino (se non scurissimamente) ma in un'immagine latente. Una virtualità che trasformiamo per comodità (o per convenzione?) in un pezzo di carta. -aiuto, la convenzione ci devasta.

Noi possiamo mettere a fuoco sul cosiddetto infinito fotografico con i nostri occhi. Ma senza vedere che una totalità, un “infinito” visivo istantaneo. La fotografia invece ci palesa non davanti agli occhi ma proprio addosso agli occhi un milione di piani pronti all'uso.

Visto? -visto davvero, è un altro discorso. Visto dal-vero, però ci metteremmo molto più tempo.

-Come vedevamo quando non avevamo mai visto prima?


[7 VI 2008, intercity delle 12 per Milano centrale]

 

 

.non ho avuto connessione per un sacco di tempo, ho accumulato manoscritti.

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martedì, luglio 22, 2008 20:12

mi ha toccato sul vivo, signora
in quotes

-Fuori dai piedi, brutte canaglie!
-Con quattro parole mi ha convinto. Mi ha toccato sul vivo, signora! Non rimarrei qui neppure se insistesse. Neanche per una tazza di tè.


(Governante Nilla vs Gaspare. "La carica dei centouno", o meglio "one hundred and one dalmatians", che è così british)

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giovedì, luglio 10, 2008 02:11

Diritto alla vita
in la moralista, grandianalisiculturali

Ho letto che in Inghilterra sarà possibile, per una coppia lesbica, accedere alla fecondazione assistita (eterologa, va da sè).

Io non credo che una coppia omosessuale non possa crescere un figlio. Sarebbe stupido dire che non si ha niente in contrario alle coppie omosessuali ma precisare che queste, nella crescita di un bambino, lo devierebbero. Perchè è un po' un controsenso. Uno non pensa che l’omosessualità sia deviata, però delle persone omosessuali potrebbero crescere bambini deviati? C’e’ qualche particolare che sfugge in questo ragionamento.

Non si dirà deviati, si dirà “di parte”, nel senso che prenderanno dai genitori e cresceranno omosessuali. Allora per parità io toglierei i figli anche ai genitori eterosessuali. Non è anche quella un’influenza?  Questi sono ragionamenti allucinanti di chi in realtà continua sempre a pensare che essere omosessuali è, in fin dei conti, un’”anormalità”.

Ma sulla fecondazione eterologa mi permetto di esprimere dei pareri, senza discriminazione. L’ispirazione mi è venuta leggendo di questa legge pro-coppie-lesbo, ma la  sostanza è uguale. Mi sento contraria alla fecondazione eterologa. Penso che impiantare nel proprio utero del seme di uno sconosciuto sia rivoltante. Non importa se chi lo fa è lesbica, è single, è sposata con un uomo, o chissà cosa. Trovo che il seme di uno sconosciuto possa impiantarsi in una donna solo per disgraziata circostanza dopo un sabato sera da stupida. O da sfigata, perché magari qualcosa è andato storto e la colpa di chi è?

Per me la lotta all’aborto non rispetta l’autodeterminazione della donna. E un bambino che nasce da una madre che non lo ha voluto è meglio non esista mai. Tra l’altro siamo già pieni di questi bambini e magari ce li vediamo davanti tutti i giorni, con addosso la patina dei buoni sentimenti politicamente corretti e della famigliola perfetta.

Ma la lotta a certi aspetti della fecondazione assistita si dovrebbe proporre di rispettare non solo il bambino, ma anche tutta una serie di valori ( perché ancora qualche valore dobbiamo porlo alla nostra esistenza, altrimenti tanto vale andare con i buoi di eraclito a gioire delle piante leguminose). Valori che hanno a che fare con il nostro concepire i figli, e con il nostro concepire la maternità. Non si vogliono figli degli altri, ma si vogliono figli che hanno metà del loro dna di un perfetto sconosciuto. Allora a questo punto uno lo adotta, invece di spendere duemila euro fighettini. Oppure si vuole il brivido di avere il seme impiantato nell’utero? BRRRR. Questo è egoismo.

Non voglio essere insensibile. Ma con tutto quello che c’e’ successo, la maternità ha perso la sua valenza prettamente sociale ed è diventata faccenda privata. Quindi non voglio portare rispetto a chiunque si proclami pro-vita, perché anche nel concepimento c’è una buona dose di egoismo, come c’è nel non-concepimento, come ricordava il figlio di Isak Borg ne Il posto delle fragole.  

Allora se non troviamo più allucinante farci un figlio con lo sperma di uno studente di filosofia francese che deve pagare l’affitto(a che pensava quando è successo? Allo shivaismo tantrico in stile dionisiaco?), se lo sperma del cognato o dell’amico del cuore funzionano (anche questo in un certo senso è postcapitalistico), perché a questo punto non fare tutto in casa? E perché non risparmiarsi i soldi per le provette? Il marito o la compagna possono accomodarsi in salotto, e i due addetti ai lavori sono pregati di adempiere impassibilmente (e silenziosamente, ça va sans dire) al loro compito. Oppure è più giusto che l’altro coniuge presieda al concepimento? Ecco il grande miracolo di Madre Natura, ecce homo (la scena di riferimento è il concepimento dell’anticristo sulla scrivania di mogano ne l’avvocato del diavolo). Sembra disgustoso? E lo è, esattamente.

Così, se alla mamma sessantenne l’utero ancora funziona, vai con lo sperma di François LeroiMerlin, vai con l’utero nonnesco, chissà poi cosa dire al bambino quando comincia a capire, chissà se vorrà vedere le foto della mamma col pancione.

Se postuliamo l’idea della maternità ad ogni costo, l’idea successiva è la maternità che diventa atto scaturente da una possibilità decisionale astratta, slegata dalle necessità e soprattutto dalla fisicità. Perché questo è del tutto slegato dal fare nascere un figlio in provetta per rimediare a delle malattie di tipo riproduttivo.

Dobbiamo sempre accettare tutte le possibilità della scienza e del cosiddetto progresso di idee e morale? Ce lo abbiamo ancora un momento per fare autocritica? Oppure presto io sarò solo una snob reazionaria?

 

Postscriptum. Tuttavia, per quanto mi riguarda, la prostituta e il prostituto possono affittare i loro organi genitali. E le modelle e i modelli possono affittare le loro spoglie mortali a tutti gli interpreti di apparenze di questo mondo (fotografi, makeup artists, stilisti, stylists, eccetera). Questo perché si tratta di affitto. Lo sperma del tizio , invece, se attacca, rimane lì. Quindi tanto volatile, edonista o  estetica, come operazione, non mi sembra.  

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