I-don-t-care
Sì, mi piaci
Sì, mi amo
Sì, una fallita.
C'è l'ora dell'amore,
quella dell'ennuie
e quella da esteta
Tic-Toc
Che appassionante
romanzo
d'appendice
(Appendicite.)

Un giorno fuggo
in componimenti, self

Vita Mea.
in componimenti, self
la cosa brutta
in componimenti, self
un'elegia
in follia, componimenti, incontri sociali
Ad uno che passa con me un sacco di tempo senza rivolgermi la parola rivolgendola a tutto il mondo attorno a me, facendomi dunque notare che non vuole parlarmi.
Tu, frivolo
tra i miei
neuroni
sparso il tuo sorriso
sorridente sul serio
-oh, lonely boy,
ti canterei.
Il disprezzo
e l'amor morboso
-oh frivolo boy!
nell'assurdo
e nello squallido
dopo un sushi
ed una vodka
nei tuoi polmoni
polveri
di cio' che
hai visto
e non volevi
vedere mai
espirazione
ed inspirazione
-oh, frivolo boy
talvolta
mi convinco
che sei geniale.
perche' son troppo stanca per parlare di ammucchiato democratico e in piu su studio universal danno full metal jacket ma nn si vede. POSSANO LE FORMICHE FORMICOLARE MURDOckcckckckckk
heppi valentain dei
in componimenti, sul leviatano
La tav si farà. Decido io.
ma sti gran ca.........
:D
me ne addoloro, mio adorato romano. ma davvero tanto.
e io che pensavo che a sinistra tranne rutelli nessuno la volesse...
un tempo scrissi una poesia dal titolo "solitamente adolescenziale"
che diceva
Cambiare idea
e' lecito
ma il nulla
atteggiato
ad essere
che vola col vento
est-ovest sul pulviscolo
e' ripetitivo
e poco costruttivo
penso la chiamero' solitamente politica, solitamente italiano
questi giorni
in componimenti, emo tive
UNO STADIO DELLA FELICITA'
con occhi ricolmi di sogni
la realta' e' rarefatta
e gli atomi sono alla fragola!
NEL DUBBIO?
A uncino ricamato
si ricongiungono
le passioni incomplete
intransitiva serie
di supposizioni personali
...o cosa?
escono di casa
le opinioni discordi
s'installanno dolorosamente
le concordi
e si insinuano come spilli
le pessimiste
conoscere pareri
sulla verità
e' una cattiva abitudine,
e superficiale
perche' ricercarla
risulta sempre piu' duro
LE SCONFORTANTI COMUNI SITUAZIONI ENCEFALICHE
attesa
generatore automatico
e intrinseco
di incongruenti
copioni strappalacrime
o epico-trionfanti
basta.
in quotes, componimenti, emo tive
l'inferno e' in terra
e mi rinchiude
..e ho di nuovo paura del buio
luce, luce
in questa notte distrutta
le lacrime rigano l'anima
per oggi sfigurata
tregua, ti prego,
da questo fiume di sangue bollente
_____________________________
I read it all, every word
And I still don't understand a thing
What had you heard?
What had you heard?
Was it love, was it take another walk in the dark?
You'll never learn
I'd pray to God if there was heaven
But heaven seems so very far from here
And it all boils down to the same old thing
Just a ying and a yang or a couple of pipe dreams
And it all boils down to the same old pain
Whether you win or you lose isn't gonna change a single thing
indietro
in componimenti, emo tive
canzoni sul nulla sfocate
dolce aria distorta
tra clown e carillon
aumenta il grottesco
grottesco che nausea
compianto
compiango
compassione
breve, passata
e nauseata
e' la vita!
compianto
compiango
e li piango
nel rosso d'eccesso
non vedono
o sentono solo
muti e coscienti
di un fato crudele!
compianto
compiango
e li piango
nel balcone rimane,
mi trattiene,
la nausea,
e non cade giù
inequilibrio incostante
e imposto
tu non piangere
amore mio
c'est vrai
che le stelle son mute
ma , se non altro,
ci sono...
finità immensità
in componimenti, emo tive
qualcuno mi fermi!
-sto per vomitare!
ho polmoni ripieni di nuvole
e raggi di sole tra le vene
una volta soltanto
e l'infinito e' finito
perfettamente
e inspiegabilmente
La domenica delle palme
in componimenti
Il sole era già sorto poco prima. Era una giornata calda e luminosa, e il paese era tutto chiaro e soleggiato.
Come al solito, pero’, in quella casetta dalle imposte rotte e quasi sempre serrate, non c’era nemmeno un piccolo segnale di luce, a parte che per quel flebile ma continuo raggio che per sbaglio penetrava dalla parte superiore dell’imposta verde scolorito, che aveva una specie di feritoia.
Mariolino era sempre stato mattiniero, sin da bambino, anche se la mamma non l’aveva mai svegliato. Non che la mamma fosse meno mattiniera, proprio lei non stava a casa con lui. Non sapeva se mamma e papà avessero litigato tanto da lasciarsi, fatto sta che suo padre era tornato dalla sua mammina vedova con un fagotto di scocciature, che era, per l’appunto, lui.
Ecco, suo padre non era felicissimo di stare da solo, ma aveva trovato un ottimo rimedio ai suoi guai. C’era un bar, credo continuando a camminare dalla casina alla chiesa. Non era proprio il tipico localino per famiglie, anzi, non lo era per nulla, diciamocelo.
Ma oltre ai bicchieri d’acqua che sapevano di limone marcio e alle pulci, questo bar forniva delle birre importate che erano una vera coltellata per lo stomaco, ma che, bicchiere dopo bicchiere, lo sollevavano dallo sgabello sgangherato in quel bar sudicio, in quel paese piccolo e meschino non meno che come i suoi abitanti, e lo portavano da un’altra parte. Non importa dove, ma si sentiva felice. Volava, correva, stava con delle belle donne, e tutto stando seduto. Però c’era anche il colpo allo stomaco: dopo un pochettino tutta la felicità che aveva accumulato gli saliva su per la gola, e non avendola buttata fuori abbastanza con le varie sghignazzate la buttava fuori sottoforma di qualcosa che stranamente odorava di vomito.
Così il rispettabilissimo genitore solitario di Mariolino passò due anni o poco più; ma un giorno gli capitò qualcosa di brutto per cui restò in mezzo alla strada con lo sguardo stralunato e la bava alla bocca, e la mattina lo trovarono violaceo e forse anche morto, perché lo seppellirono e gli fecero un lapidino al cimitero del paese.
E Mariolino, che ancora non intendeva, restò con la mammina del rispettabilissimo genitore solitario e defunto.
La signora praticamente viveva solo della pensionetta del marito, pure lui defunto, su una qualche nave durante una qualche guerra, che, probabilmente e’ una delle poche cose che lei ricordava in modo savio, era la seconda mondiale. Il maritino suo faceva qualcosa nella marina per cui aveva un vestito che lei spolverava sempre, di quanto le piaceva. Era tutto pieno di spillette colorate e lucide, e lei si appassionava a guardarle e pulirle con qualche sputazzata. Solo guardare, perché meschina, il suo paparino l’aveva ritenuta più capace nel cucinare e lavare vestiti, piuttosto che di studiare. E non ci aveva sbagliato molto, a dir la verità! E quanto aveva sofferto a imparare a scrivere quelle quattro letterine per poter firmare le carte della famiglia del caduto per farsi dare i soldi dallo Stato per campare ogni mese! Intanto Mariolino andava a scuola, ma solo perché era obbligatoria, perché quanto avrebbe voluto fare come la nonna… già alle medie aveva cominciato a ripetere qualche annetto, ma così, per un puro caso, perché il pomeriggio andava nel cortile della chiesa, a giocare a pallone e a fischiare le donzelle che uscivano dopo aver detto il rosario o fatto le pulizie. Alle superiori non e’ che ci fu molto da fare, era andato al geometra, senza sapere ancora che quella non era proprio cosa per lui. Arrivò al secondo anno a 17 anni, ma in quella scuola non fu bocciato mai. Eh! Ora non infanghiamo il povero Mariolino! Erano gli anni arretrati delle medie…
Aveva cominciato ad avere barba e peli quasi quanto il lupo mannaro del paese, e cominciò ad avere idee strane. Stava crescendo, e infatti si era accorto che non molto lontano dalla sua scuola c’era il magistrale, tutto pieno di favolose donzelle. Così altro che pallone e fesserie, cominciò a scoprire che andare a scuola non era obbligatorio e che poteva stare in giro finchè non uscivano le donzelle da scuola. Purtroppo i chichi calienti, tutti abbronzati e dalle sopracciglia potenti e riunite in un unico rettangolone non andavano di moda, e non ebbe molto successo. Ma questo lo capì solo più o meno un anno dopo, quando già aveva lasciato il geometra per dedicarsi a questa nuova e apparentemente redditizia attività. Fortunatamente durante quest’anno qualcuna l’aveva notato. Concettina, una ragazzina di secondo (in secondo e con 15 anni, non come Mariolino), tanto bellina, bassina, coi capelli lunghi e dritti come una vecchia scopa da spazzino, un nasino alla francese largo quanto tre dita e dei fantastici occhi verdi e marrone chiarissimo, o forse giallo; magra magra, l’unica cosa che stonava in lei era la voce un po’ stridula e un dente davanti rotto per metà. Aveva cominciato a fissarlo, e lui anche. E fu amore. O almeno credo. Forse fu carestia di altre opportunità. No, no, dai, smettiamola. Fu amore. Perché Mariolino era rimasto con Concettina fino a questa domenica delle palme.
Così, mentre Mariolino allungava, studiava (ops, errore di battitura), e si faceva fidanzato, la signora si incurvava e diventava una vecchiaccia nana e decrepita quanto lo era quando ci fu questa domenica delle palme.
Fosse stata solo pazza, decrepita e nana! A parte che aveva cominciato a fare la nobildonna settecentesca, che non si lava ma si incipria, ma poi le era venuta una certa malattia, per cui si lamentava sempre, e Mario (lino) per non sentirla più la portò dal dottore.
Ecco, qui viene il bello, perché il dottore le prescrisse certe gocce, e a Mariolino, comprandole, venne una brillante idea. Non si è capito perché Mariolino non sopportasse la vecchia decrepita; non si può dire che la colpa fosse tutta di lei, sarebbe ingiusto. Un insieme di rancori accumulati, forse, o il caratteraccio di lei… Perché tutti avevano i genitori e lui una nonna pazza. Perché forse era avara e non emanava un odore non proprio piacevole… a noi queste cose sono oscure; un po’ perché abbiamo conosciuto questa vecchierella buona e cara nel suo periodo peggiore, e un po’ perché non ce ne frega di capire un sempliciotto come Mariolino, per il quale quella vecchia non voleva dire altro che la sua libertà repressa nel tempo.
Fatto sta che crescendo, quella che era la “mammina” diventò la “vecchiaccia”, e a questo appellativo si aggiungevano, oltre alle solite “malanove” e maledizioni, aggettivi di ogni sorta, primo fra tutti, decrepita, e tanti altri, davvero fantasiosi, che nascevano nell’ispirazione momentanea di Mariolino.
Ecco, dicevamo, appena Mariolino vide quelle benedettissime gocce ebbe un lampo. Sapeva che la vecchia aveva sotto una mattonella della sua stanza da letto qualcosa di sospetto. –oh, antiche casseforti!- ormai era arrivato alla veneranda età di 34 anni, e aveva una fidanzata che possibilmente avrebbe voluto sposare. Ma con quella rogna appresso! E poi non faceva l’operatore ecologico. Vabbe’, si, lo spazzino. . con quali soldi avrebbe potuto cominciare a vivere dignitosamente? Perché poi c’è anche da dire che la vecchia non era solo avara, ma anche infame. Ma forse non la penserete così infame anche voi sentendo cosa aveva combinato al povero Mariolino: del resto con gli anni era diventata un po’… stanca… la sua mente aveva perso lucidità… insomma… come ho detto prima, era diventata una vecchiaccia fuori di testa, la si deve capire. S’era scritta sulla scatola di un medicinale un testamento dove diceva che tutti i suoi averi sarebbero dovuti essere impiegati per costruirle un mausoleo per la tomba.
Nemmeno uno spicciolo per Mariolino, meschino…
Così prese quelle boccette ed uscendo dalla farmacia andò da una parte a comprare il veleno per topi. Mariolino, Mariolino, cosa fai…- gli diceva una vocina. E così per giustificarsi comprò anche un aroma alla fragola, e si disse che due gocce al giorno non avrebbero ucciso nemmeno un bambino.
Arrivato a casa la vecchia ronfava come un ubriacone dopo la sbornia, così poté andare zitto zitto in cucina. Aprì furtivamente le buste delle diverse botteghe e dispose le tre boccette sul tavolo. Stappò quella del medicinale, che era alta un dito, grassoccia e bianca, e la svuotò nel lavandino ancora sporco di un intruglio che la sera prima la vecchia si era preparata per cena. Lavò accuratamente la boccetta, con l’acqua che usciva a singhiozzi per le tubature difettose: non voleva che la vecchia ingerisse anche un solo goccino di quel medicinale. Non si sa mai, no?
Cominciò a versare nella boccetta il veleno verde spento, e aprì anche l’aroma alla fragola, mettendone un po’, tanto da riempire quasi tutta la boccettina, e odorandola si trattenne dal bere lui stesso. Non sembrava proprio veleno!
Quel rumore che proveniva dalla stanza da letto lo agitava. Avrebbe voluto gridare, metterle una busta in testa, chiuderla nel frigo, buttarla dal balcone.. ma presa la boccettina e richiusala la agitò. Con quella piccola e grassoccia boccettina aveva risolto tutti i suoi problemi. Si sentiva più calmo, stringendola tra le mani un po’ sudate e un po’ bagnate, e si disse tra sé: sei un genio!
Asciugò la boccettina e, pensate, la richiuse anche nella carta della farmacia. Entrò nella camera sudicia dove la decrepita ronfava. Sulla porta ebbe un sussulto, ma poi si ricordò che era solo sua nonna, e posò il pacchettino sul comodino divorato dalle tarme. Avvicinandosi un fetore sospeso nell’aria gli riempì appieno il naso: da quanto era che non si lavava i denti, la megera?
Niente, da quel giorno fino alla nostra domenica delle palme la vecchietta prese due o tre boccette di quella roba, e prendeva anche più gocce del dovuto, dato che le piacevano; convinta che ogni volta il nipotino devoto si recasse in farmacia per lei. E intanto impallidiva ed era deboluccia. Le si infracidì anche l’ultimo dente che aveva gelosamente conservato per 91 anni.
Quella bella mattina di domenica Mariolino si era svegliato di buon umore: il sabato era uscito con la fidanzata ed insieme avevano fatto dei progetti e delle storie: si sentiva speranzoso. Non sentiva neanche russare la vecchiaccia; di solito a quell’ora dormiva. Gli venne un colpo al cuore: se non russava allora… girava per la casa con i suoi scialle sbucati! E vedendolo avrebbe farfugliato qualcosa con la sua voce che sembrava le provenisse dalle budella infracidite, e l’avrebbe fatto spaventare. Altro che, se la sarebbe fatta sotto. Perse la voglia di alzarsi dal suo fagotto di lenzuola disordinate e ingiallite, ma poi si ricordò che giorno era, e si ricordò che sarebbe dovuto andare a messa con la donzella. Così, come un cavaliere che indossa l’armatura prima della guerra, si vestì, dirigendosi in cucina. Mentre finiva di abbottonare la camicia si meravigliò ancora. La vecchia non russava, non camminava per la casa con presenza spettrale, e allora dov’era? Il salone l’aveva chiuso a chiave da quando era morto suo marito. Provò ugualmente a forzare la maniglia, ma era chiusa. Temette che la vecchia gli avrebbe gridato dietro di non toccare quella dannata porta, ma nulla. Si accorse di un tanfo insopportabile proprio vicino al bagno. E ora cosa aveva, la diarrea, la vecchiaccia? La porta era socchiusa, e piano la aprì: forse aveva bisogno di aiuto. Triplo colpo al cuore: e dov’e’?! quanto e’ grande la casa? Rimane solo la stanza da letto.
Una paura insensata lo assalì: temette che da un qualsiasi angolo della oscuro la vecchia sarebbe uscita farfugliando qualcosa. Se fosse successo le sarebbe morto davanti. Entrò piano nella stanza da letto: al primo momento si rassicurò, la vecchia era lì. Ma continuando, passetto dopo passetto, a camminare, osservandola davvero bene, vide che era strana. Strana! Aveva la bocca fetente e senza denti spalancata, gli occhi sbarrati, quasi fuori dalle orbite, che a momenti si vedevano dalla faccia scheletrica, e le braccia ad angolo retto, come due ramoscelli secchi, proprio davanti al petto. Strana? Quella era morta!
Superata l’iniziale paura nel vedere un essere così orripilante a neanche un metro da lui, Mariolino si sentì pervadere da qualcosa di incontrollabile. Una risata malefica, piena, ricca, come da anni non la faceva, uscì da lui rumorosa. Poi un’altra, e un’altra, e un’altra, fin quando arrivò a sghignazzare senza ritegno davanti al cadavere fetente. Guardò il comodino mezzo sgangherato. La vecchiaccia si era presa un bicchiere di quelli per l’acqua e l’aveva riempito per metà di liquore. Rise di gusto anche per quello, ma poi lo prese in mano, e schernendo la povera salma portò verso l’alto il bicchiere dicendo forte: alla salute! E continuando a sghignazzare, finì quel liquore in un sorso. Però c’era qualcosa di strano: come aveva fatto a bere così tanto liquore in così poco tempo, come acqua? Liquore stregato? Allontanando il liquore dalle labbra inumidite deglutì. Sentì fitte allo stomaco. Perché aveva la bocca col retrogusto dolciastro? Un sapore dolcissimo e zuccheroso si imponeva al sapore del liquore: fragola!! E cadendo in ginocchio accanto al letto della vecchia scorse, proprio a terra, la boccetta grassoccia della vecchia: era piena, ieri! Era a terra vuota… l’aveva diluita col liquore per calarsela meglio… maledetta vecchiaccia… non arrivò a dire neanche questo che cadde col resto del corpo a terra, sotto la vecchia, ai piedi del suo letto, con la bava e gli occhi sbarrati. Subito dopo la campana di mezzogiorno suonò i suoi rintocchi: la messa era finita, e si doveva preparare da mangiare per festeggiare la domenica delle palme.
(Valeria Farinella, 2004)