giovedì, ottobre 16, 2008 23:50
Sulle modalità di conoscenza (o non-conoscenza) del Nuovo
in quotes, métaphysique, grandianalisiculturali
SOLOMON saith, There is no new thing upon the earth. So that as Plato had an imagination, That all knowledge was but remembrance; so Solomon giveth his sentence, That all novelty is but oblivion.
F. Bacon, Essays. L. Borges, L'Aleph
L'oblìo come forma conoscitiva.
Il Nuovo è l'oblìo. Pura percezione slegata dalla memoria.
Dunque Conoscenza e Nuovo non sono la medesima cosa! Questo è strano.
Perchè il Nuovo è oblìo e la Conoscenza è ricordo?
La Conoscenza si avvale del RI-conoscimento.
Il Nuovo no.
Fatta esperienza del Nuovo, esso perde la sua essenza di essere-nuovo, diventa vecchio, ed entra a far parte della Conoscenza. Dunque diventa Ri-conosciuto e Ri-conoscibile. Entra nella memoria, e attraverso la memoria in seguito ri-conosceremo molte altre volte molte altre cose, sulla base di ciò che già è stato ri-conosciuto. Ri-conosceremo il vecchio. Perchè nulla è nuovo sulla terra.
Il valore del Nuovo sta dunque nell'immanenza istantanea del suo essere esclusivamente, effimeramente, slegato da ogni forma mentale, Nuovo...
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venerdì, settembre 12, 2008 00:47
EGO-centrique
in quotes, métaphysique
children with toys across the universe.
Franco Battiato, Chanson Egocentrique
[quelcaneèsublime!]
Credit: La settimana Enigmistica [redazione in VGiornate, vicino scuola mia .___.]
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domenica, luglio 27, 2008 13:24
Visto dal-vero?
in métaphysique, grandianalisiculturali
I nostri occhi funzionano per piani successivi. E un piano deve per forza essere messo a fuoco, a parte nei casi in cui si hanno problemi di vista o ci si riesce ad alienare dal sensibile nella coscienza.
Anche la fotografia, o meglio, le lenti dell'ottica. Ma con un semplice diaframma “chiuso” tutti i piani si presentano nitidi. Non nel mirino (se non scurissimamente) ma in un'immagine latente. Una virtualità che trasformiamo per comodità (o per convenzione?) in un pezzo di carta. -aiuto, la convenzione ci devasta.
Noi possiamo mettere a fuoco sul cosiddetto infinito fotografico con i nostri occhi. Ma senza vedere che una totalità, un “infinito” visivo istantaneo. La fotografia invece ci palesa non davanti agli occhi ma proprio addosso agli occhi un milione di piani pronti all'uso.
Visto? -visto davvero, è un altro discorso. Visto dal-vero, però ci metteremmo molto più tempo.
-Come vedevamo quando non avevamo mai visto prima?
[7 VI 2008, intercity delle 12 per Milano centrale]
.non ho avuto connessione per un sacco di tempo, ho accumulato manoscritti.
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giovedì, marzo 13, 2008 23:35
FREElove
in quotes, emo tive, métaphysique
Come fanno i Depeche Mode a cantare dei tipici stereotipi sentimentali postmoderni rimanendo sempre così poetici?
E se questo rumore fosse solo un eco in una stanza vuota? in un cuore cavo? a cosa serve il freelove?
If youve been hiding from love
If youve been hiding from love
I can understand where youre coming from
I can understand where youre coming from
If youve suffered enough
If youve suffered enough
I can understand what youre thinking of
I can see the pain that youre frightened of
And Im only here
To bring you free love
Lets make it clear
That this is free love
No hidden catch
No strings attached
Just free love
No hidden catch
No strings attached
Just free love
Ive been running like you
Ive been running like you
Now you understand why Im running scared
Now you understand why Im running scared
Ive been searching for truth
Ive been searching for truth
And I havent been getting anywhere
No I havent been getting anywhere
And Im only here
To bring you free love
Lets make it clear
That this is free love
No hidden catch
No strings attached
Just free love
No hidden catch
No strings attached
Just free love
Hey girl
Youve got to take this moment
Then let it slip away
Let go of complicated feelings
Then theres no price to pay
Weve been running from love
Weve been running from love
And we dont know what were doing here
No we dont know what were doing here
Were only here
Sharing our free love
Lets make it clear
That this is free love
No hidden catch
No strings attached
Just free love
No hidden catch
No strings attached
Just free love
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venerdì, febbraio 29, 2008 16:43
le persone, l'amore e la bellezza
in self, 2penny-anthropology, métaphysique
al di là della bellezza puramente estetica esiste una bellezza strana, indefinibile, che è semplicemente sentimentale. al contrario della prima, totalmente inutile, la seconda è utile, in un certo senso.
ci riflettevo ieri, perchè avevo appena comprato uno strano testo di John Donne sulla giustificazione del suicidio e sua possibilità morale anche da un punto di vista cattolico. avevo comprato questo strano libro e non ero pienamente convinta del valore della sua casa editrice, e come riprova di questa mia sensazione, mi era sembrato di trovare una traduzione di una massima latina molto ma molto libera, anzi proprio pessima
perciò, trovandomi con altre due colleghe nella cosiddetta aula magna, praticamente deserta, mi ero avvicinata a loro con aria depressa. una di loro ha letto il titolo del mio libro e ha detto qualche parola sul suicidio. ha detto che secondo lei il suicidio era impensabile, perchè la vita sorprende continuamente. e al di là delle cose che nel lavoro, nell'amicizia, e nell'amore (esattamente le categorie dell'oroscopo :D), ogni giorno ha senso nel momento in cui riusciamo, anche per pochissimo, a comunicare qualcosa, a donare qualcosa di noi agli altri. diceva che una cosa banale come fermarsi con la macchina per fare passare qualcuno che poi per ringraziarti sorride è una di quelle cose che, con quasi nulla, riesce a darti una piccola, inspiegabile soddisfazione. quello è un esempio delle piccole cose belle della vita.
sono spesso tragica nel parlare del mondo, delle cose, dei sentimenti, e delle persone. e sono secoli che nessun ragazzo mi stupisce più di tanto. chi in qualche mese, chi in qualche settimana, mi dà qualche impercettibile informazione su di lui che mi fa ricredere sulla sua persona. e mi fa venire la nausea. o comunque la voglia di prendere le distanze da lui. non riesco, e non solo con i ragazzi, ma in genere, con tutti, a non prendere le distanze e a non ridimensionare tutte le persone che conosco. sono poche le persone che non confino nella pochezza. è brutto dirlo, ma è così. quasi tutti risultano ai miei occhi impelagati in un limite che è immanente a loro stessi e che non supereranno mai. anche io spesso mi vedo così ed è una sensazione veramente pessima, anzi no, malinconica.
se rifletto mi sembra che ogni cosa sia solo dettata dalla necessità fisica che il nostro corpo o la nostra mente ci impone. mi sembra che blateriamo le nostre quotidianità agli altri senza smettere mai di riempire il silenzio per cercare di figurarci davanti agli occhi veritablement, senza specchi ed intermediari, creandoci noi-per-noi. mi sembra che l'amore sia la medicina che andiamo a comprare in farmacia quando ci sembra opportuno assumerla. mi sembra che l'amore sia una cosa che cerchiamo per completare ciò che da soli non sappiamo completare, e non perchè non sappiamo, ma perchè proprio neanche ci proviamo. mi sembra che l'amore sia uno scambio reciproco di illusioni necessarie a vivere. mi sembra che l'amore sia la costruzione su misura di due persone, in realtà fittizie, che reciprocamente si infastidiscono o si rendono felici. mi sembra di essere diventata una ragazza molto acida, ipocrita e vergognosamente disillusa, che tenta però puntualmente di illudersi e normalizzarsi.
mi dispiace così tanto ogni volta constatare di conoscere ragazzi che mi deludono. mi dispiace così tanto quando i ragazzi mi deludono. non parlo di ragazze perchè almeno qualche amica ce l'ho e rimane sempre quella, che conosco, che apprezzo, che mi da fastidio, e a cui voglio un bene dell'anima. mi dispiace così tanto constatare che in una società che si considera post-moderna le uniche due categorie di persone che si possono amare legalmente siano di sesso diverso. mi dispiace così tanto constatare che non potrò mai amare chi voglio. un po' perchè i ragazzi mi deludono (qualcuno diverso magari l'ho conosciuto e lo conosco. ma neanche sa che esisto a momenti.) e perchè le ragazze aspettano tutte il principe azzurro che regalerà loro dei bambini, un anello bellissimo e un lento molto sdolcinato.
so che le cose non stanno così, ma sono davvero troppo amareggiata per pensare diversamente, e necessito esclusivamente di fare dei distinguo chiari, non sicuramente di allargarmi ad analizzare sociologicamente e psicologicamente cose che neanche so particolarmente bene.
eppure ho voglia ancora di fotografare, e non solo astrattamente come mi piace molto fare, quindi ricreando un mio piccolo mondo in laboratorio, ma anche uscendo tra virgolette allo scoperto nel mondo, e di osservare le persone attentamente mentre vivono.
ieri ho capito che mi piace il mondo con la sua silenziosa bellezza. le persone con la loro bellezza innata. con le loro storie e le loro piccole-grandi-semplici-complesse-normali-strane vite. mi piacciono, mi piace fotografare tante di quelle cose.
ma l'amore non è bellezza intrinseca. è pura bellezza, e non so dove trovarla, nè se esista.
Niente sembra fatto su misura per me.
Nessuno.
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mercoledì, febbraio 27, 2008 00:07
estraniamento
in métaphysique
alle volte mi capita di dimenticare persino il mio nome. e non perchè innamorata o invischiata in qualche sentimento pseudometafisico, come ama dire molto romanticamente riccardo.
dimentico il mio nome e chi sono. attorno a me si crea una sensazione di terpore vuoto. ma non è il vuoto letterario, il vuoto filosofico, è un vuoto tangibile, palpabile, paradossalmente. percepibile appena fuori dai confini fisici del mio corpo.
percepisco solo il mio corpo.
dopo un iniziale spaesamento che annulla ogni ricordo anche superficiale della costruzione della persona sul mio corpo mortale, comincio a vedere me dal di fuori.
sembro a me stessa un'estranea. ma non un'estranea emotivamente, moralmente, caratterialmente. semplicemente un'estranea. un essere altro rispetto all'incorporeita' del mio io. vedo l'estranea e mi domando chi sia.
poi percepisco di essere me.
e allora tutto e' chiaro. riacquisto i primi dati sensibili sulla persona attaccata al corpo, come il nome, l'occupazione nella vita, la voce, la famiglia. e mi domando come sia possibile la percezione di me stessa a me stessa mentre sono me stessa. come si faccia ad essere presenti a se stessi. come sia materializzabile un io in un caso.
comincio a tormentarmi con il caso. qual e' il criterio per tutti questi casi genetici, antropologici, sociali, psicologici, si siano tutti attaccati su di me senza possibilità di replica? cos'era all'inizio del caso il mondo? cosa genera il caso?
e' una cosa che mi succede da quando ero piccola. solo stasera sono riuscita a scriverne. ed e' un fenomeno stranissimo.
che la percezione del nostro corpo, vuoto emotivamente e caratterizzante sia la prima forma di percezione in assoluto? forse all'inizio del tutto c'e' stata una percezione? come avviene tutto questo?
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venerdì, agosto 24, 2007 22:57
Amare
in quotes, 2penny-anthropology, métaphysique
Something beautiful is happening inside for me
Something sensual, its full of fire and mystery
I feel hypnotized, I feel paralized
I have found heaven
Theres a thousand reasons
Why I shouldnt spend my time with you
For every reason not to be here I can think of two
Keep me hanging on
Feeling nothings wrong
Inside your heaven
I can feel the emptiness inside me fade and disappear
Theres a feeling of contentment now that you are here
I feel satisfied
I belong inside
Your velvet heaven
Did I need to sell my soul
For pleasure like this
Did I have to lose control
To treasure your kiss
Did I need to place my heart
In the palm of your hand
Before I could even start
To understand
Its only when I lose myself in someone else
That I find myself
I find myself
Probabilmente una delle più belle canzoni mai scritte per quanto riguarda la mia opinione
ma io amo i depeche mode
li amo follemente
e' un peccato nn amare nessuno, ma alla fine anche se dicessi di amare qualcuno solo per il gusto di farlo, come mi e' gia successo, solo dirlo e convincersene e' un surrogato che ha molto dell'amore vero... che poi amore vero, oh! parliamo dell'amore come se fosse una divinità, vera o falsa, che esiste o no. sogniamo questo amore che ci faccia arrivare in paradiso, questi baci ardenti che piova o si muoia di caldo, queste conversazioni di notte, questo andare mano nella mano sicuri come si stava con la mano del papa' o della mamma da piccoli, questo amore che sublimi noi stessi e ci renda felici, oh cielo! ma cosa cerchiamo alla fine? emptiness inside me fade and disappear. ma alla fine e' sempre bello. hypnotized, paralized, lose myself in someone else to find myself. e' divertente, esaltante, ma perche' chiamarlo amore? perche' cercare l'amore? amore, amore, amore, ma perche' non amiamo la vita prima?
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lunedì, maggio 14, 2007 22:20
Dorian Gray
in quotes, self, métaphysique
Adesso che ho sangue infetto
nessuno vorrà più leccare le mie ferite
ed ho trovato tutto l'oro del mondo
nelle mie tasche non è stupendo
ho superato anche l'inverno
ed ho pregato a lungo
ho superato anche l'inverno
ed ho cantato ...
adesso che ho tanto freddo
potrò contare nel caldo abbraccio
di due coperte
ed ho trovato tutto il vuoto del mondo
in una carezza di compassione
ed ho pregato a lungo
ho superato anche l'inverno
ed ho cantato a lungo ...
e non sono per niente stanca
e non sono per niente stanca
e non sono per niente stanca
e non sono per niente stanca
adesso che sto in questo inferno
angeli, amici fratelli hanno già preso il volo
ed ho trovato tutto il vuoto del mondo
nelle tue tasche nei tuoi rimorsi
ho superato anche l'inverno
ed ho pregato a lungo
ho superato anche l'inverno
ed ho cantato a lungo ...
e non sono per niente stanca
e non sono per niente stanca
e non sono per niente stanca
e non sono per niente stanca
e non sono per niente stanca ...
(carmen consoli)

Si sopravvive e anzi si vive, perchè ogni giorno potrebbe essere l'ultimo. magari dimenticandosi l'elaborazione razionale della questione "illusioni". Forse aveva ragione Leopardi, forse davvero ci servono per vivere. E viviamo per distruggerle quotidianamente, però. E' un gioco al massacro, ma quando avrà fine, se non quando uno decide che la realtà deve essere in un dato modo e basta? ITA FAC.
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domenica, dicembre 10, 2006 12:08
piccole metafisiche crescono
in incontri sociali, métaphysique
scusatemi se nonostante avessi detto "adero michi in blogum" non ci sono stata, pero' in questi giorni mi sono imposta di nn guardare il pc neanche per sbaglio, io devo studiare per il quinto e per gli esami alla normale, non scordiamolo, EEEEEH. quindi non posso sempre giocare. ma siccome in quattro giorni mi son fatta sofistica-socrate-platone e gli scritti giovanili e della maturita' direi che un secondo posso anche mettermi al pcccc erraccontarvi questo dialogo udito sull'autobus prima che lo dimentico definitivamente. e dato che sono a platone, un bel dialogo filosofico ci potrebbe pure stare. ora io mica sapevo come si chiamava pero' stavo sul 12 che va a san filippo inferiore quindi io lo chiamero' sulla scia dell'ippia platonico, il san filippo minore.
allora vabbe' il background o meglio l'input per tutta questa discussione e' stato che una signorona grassona (povera pero' grassa lo era che vuole) ha preso una borsa da un posto che presumibilmente era occupato e l'ha tolta, sedendosi lei. quando la proprietaria della borsa (una ragazzoccia anche lei un po chiattina -piu di me!!!- tutta attillata e vabbe' non voglio indulgere in descrizioni, pero' c'aveva un 18 anni pure lei penso ) e' salita sul bus che stava per partire le ha lanciato n'occhiata allucinante.
e la vecchietta (ona) le ha detto : gggioia scusimi mi sssittai yo picchi' non c'ha facia cchiu' a stari all'impedi.e gia' qui la ragazza s'era punta, e aveva risposto : u visti, signora.
poi la signora ha cominciato a parlare invasata di cose cristianocattoliche e la ragazza che c'aveva i suoi cinque minuti s'e' urtata ancora di piu' e per sfogarsi ha cominciato a parlare con la sua amica seduta.
Ragazza usurpata con i 5 minuti: maaaaah, ttaccau chista. yo non haiu nenti contrareliggioni, io ci credo in Dio, pero' certe volte mi domando certe cose, e ne' a signora chi si fa tantu a scattra cca ne' a professoressa di religgioni mi sannu rispunniri, nessuno mi ha mai saputo dire niente. io penso, per esempio... ora, u Signuri ccriau l'omu, a donna di unni iddu, l'acqua, le montagne, i fiori, i cosi...tutto. ora, u Signuri, cu u misi dda' a iddu? Cu u criau? Ci pinzasti mai?
Amica: (SILENZIO) Sai chi hai raggiuni? Ma comu pa Bibbia. Yo na vota mi dissi "ora pigghiu e mi leggiu a Bibbia". Quannu rruvai pero' a Adamu e Eva.... I so figghi.... Nui nascemmu nta sta manera, capisti? Per me non sono cose che si fanno. Mi fici speci, mmm'ha cridiri. E non ni vosi sapiri cchiu'.
R.U.C.I5M: Yo penzu chi si cci ddumanni a dda vecchia babba non ti sapi addiri nenti.
A: chistu ye' sicuru. Ma nui non ni sapemu nenti, tanti voti. Mia cuggina e' testimone di Geova e loro sanno un sacco di cose, studiano. O pure mio cognato che era mormone. Iddu studiannu, studiannu.... Eh s'accuggiu chi DDiu non esisti.
R.U.C.I5M: Eh vidi unu cchiu' studia cchiu' capisci. Ma a signora no sapi, idda e' convinta di so babbarii.
[...]
A: Yo fazzu sempri nu sognu ricorrenti di religgioni. A te ti capita mai di sognare la fine del mondo? Ammesi', e' un sogno ricorrente. Mi sogno che e' finito il mondo, c'e' una palla di fuoco che cade dal cielo e muremu tutti e yo dicu "Maah, finiu u munnuuuu!" Mm'ha cccridiri, ye' bruttu, ma bruttu. Atte non ti capita mai?
R.U.C.I5M: onesta, questo qui proprio no.
(abbassano la voce)-TO be supposed to continue :P

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venerdì, ottobre 13, 2006 23:06
vivre le temps présent
in quotes, métaphysique
Nous ne nous tenons jamais au temps présent. Nous anticipons l'avenir comme trop lent à venir, comme pour hâter son cours; ou nous rappelons le passé, pour l'arrêter comme trop prompt : si imprudents, que nous errons dans des temps qui ne sont pas nôtres, et ne pensons point au seul qui nous appartient; et si vains, que nous songeons à ceux qui ne sont rien, et échappons sans réflexion le seul qui subsiste. C'est que le présent, d'ordinaire, nous blesse. Nous le cachons à notre vue, parce qu'il nous afflige; et s'il nous est agréable, nous regrettons de le voir échapper. Nous tâchons de le soutenir par l'avenir, et pensons à disposer les choses qui ne sont pas en notre puissance, pour un temps où nous n'avons aucune assurance d'arriver.
Que chacun examine ses pensées, il les trouvera toutes occupées au passé et à l'avenir. Nous ne pensons presque point au présent; et, si nous y pensons, ce n'est que pour en prendre la lumière pour disposer de l'avenir. Le présent n'est jamais notre fin : le passé et le présent sont nos moyens; le seul avenir est notre fin. Ainsi nous ne vivons jamais, mais nous espérons de vivre; et, nous disposant toujours à être heureux, il est inévitable que nous ne le soyons jamais.
Blaise Pascal, Pensées. 1670
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